L’abbigliamento sconveniente

Voi, fratelli e sorelle nel Signore, essendo la luce del mondo ed il sale della terra, dovete essere un esempio anche nel vestire a quelli del mondo.
E per fare ciò è necessario non conformarsi al presente secolo, cioè non adeguarsi alla moda, ed osservare i comandamenti di Dio. E quando si parla della moda di questo mondo malvagio bisogna sempre tenere presente che essa è provocante, costosa, senza pudore, perché così piace ai figli di questo secolo. Vediamo quindi adesso che cosa una credente e un credente non si deve mettere addosso e come si deve vestire per essere d’esempio. Premetto che questo discorso non fa alcuna distinzione tra il come ci si deve vestire quando si va al culto o quando si va al lavoro o a scuola, o tra il come ci si deve vestire in inverno o in estate. E’ inconcepibile infatti che ci possa essere una differenza – quanto alla verecondia e alla modestia – tra il come ci si deve vestire dentro il locale di culto e fuori, o in inverno e in estate. L’unica differenza ammessa è la differenza di pesantezza degli abiti, perché è evidente che gli abiti che si indossano d’inverno non possono essere indossati d’estate. Dunque in questo caso cambia solo il peso dei vestiti perché cambia la stoffa con cui sono fatti. Il credente o la credente è il tempio di Dio dovunque si trova sulla faccia della terra e in qualsiasi giorno dell’anno.

Per la donna

Per quanto riguarda l’ornamento di una donna l’apostolo Paolo dice: “Le donne si adornino d’abito convenevole, con verecondia e modestia: non di trecce e d’oro o di perle o di vesti sontuose, ma d’opere buone, come s’addice a donne che fanno professione di pietà” (1 Tim. 2:9-10), e Pietro lo conferma dicendo alle mogli: “Il vostro ornamento non sia l’esteriore che consiste nell’intrecciatura dei capelli, nel mettersi attorno dei gioielli d’oro, nell’indossar vesti sontuose, ma l’essere occulto del cuore fregiato dell’ornamento incorruttibile dello spirito benigno e pacifico, che agli occhi di Dio è di gran prezzo. E così infatti si adornavano una volta le sante donne speranti in Dio….” (1 Piet. 3:3-5).

Cominciamo ora col parlare dei capi d’abbigliamento che una donna credente non deve indossare. Ella non deve mettersi camicie aderenti, trasparenti, scollate, a maniche sia corte che sbracciate, o fatte con tessuti molto costosi; poi non deve mettersi i pantaloni (sia da uomo che da donna) la minigonna, o la gonna che arriva giusto al ginocchio per evitare che quando si siede mostri quelle parti del corpo che devono rimanere coperte, o gonne attillate, o gonne con gli spacchi, o fatte con tessuti molto costosi; inoltre non si deve mettere addosso le calze a rete e neppure quelle scarpe con i tacchi a spillo o argentate e dorate. Tutte codeste cose non s’addicono ad una donna che fa professione di pietà perché rendono la donna provocante e altera. La donna si metta addosso delle gonne lunghe che arrivino alle caviglie e che siano vereconde e modeste; delle camicie che siano vereconde e modeste e anche delle scarpe che siano modeste.

Per quanto riguarda i gioielli d’oro o d’argento ella non se ne deve mettere né al collo, né alle orecchie, né ai polsi e neppure alle dita. Tra gli anelli naturalmente c’è pure quello matrimoniale, il cui uso oltre tutto si basa su una superstizione che si può trovare menzionata su uno dei tanti dizionari delle superstizioni. La superstizione – come già detto – dice che il quarto dito della mano sinistra sia in diretta relazione col cuore per una vena che da questo dito comunica al cuore medesimo. Ciò spiega perché la fede matrimoniale si infili all’anulare sinistro, dito prescelto a portare l’anello dell’unione. Anche le perle vanno bandite dall’ornamento.

Per quanto riguarda il trucco una donna credente lo deve bandire; perciò non si deve mettere addosso né Rime agli occhi, né creme colorate sul viso, e neppure rossetto sulle labbra. Nella Bibbia si dice che Jezabel, la moglie di Achab, che era una donna malvagia si diede il belletto agli occhi (cfr. 2 Re 9:30). E neanche il profumo perché distrae grandemente l’uomo e lo attira a lei.

Per ciò che riguarda il capo invece non si deve tagliare i capelli, perché è cosa vergognosa per una donna farsi tagliare i capelli come l’uomo (tenete presente che se una donna porta la chioma ciò è per lei un onore), e non deve neppure acconciarsi il capo intrecciando i capelli o facendosi la cosiddetta permanente, e non deve neppure tingersi i capelli. La donna non si metta gli occhiali da sole che non fanno altro che renderla altezzosa. E quando prega o profetizza abbia il capo coperto da un velo, perché altrimenti disonora il suo capo cioè l’uomo.

Per quanto riguarda il portamento, la donna quando si siede non si metta con le gambe accavallate o divaricate, al fine di non provocare l’uomo. E non si metta in bocca la gomma americana per masticarla muovendo in maniera provocante e sensuale le labbra.

Per l’uomo

Veniamo ora all’uomo perché molti sarti di questo secolo hanno pensato di rendere provocante anche lui.

Nella legge è scritto: “La donna non si vestirà da uomo, né l’uomo si vestirà da donna; poiché chiunque fa tali cose è in abominio all’Eterno, il tuo Dio” (Deut. 22:5). Ora, questo è l’unico passo della Scrittura che fa riferimento in maniera chiara a come l’uomo non si deve vestire; cominceremo quindi da esso. Tempo fa mi capitò di leggere alcune parole di alcuni famosi sarti attorno alla moda maschile; nella sostanza essi dicevano che l’uomo di questo tempo deve sembrare più donna nel suo portamento e che perciò la moda maschile deve contribuire a effeminarlo. E’ superfluo dire che costoro che parlano in questa maniera sono o degli effeminati o dei sodomiti. E così sotto la spinta di questi famosi sarti che sono sotto la potestà del diavolo, sono sorti molti abiti maschili che assomigliano a degli abiti femminili sia nel taglio, che nei colori. Della parola di Dio, costoro non ne fanno alcun caso, anzi bisogna dire che se ne fanno apertamente beffe. Questa è la ragione per cui i credenti, soprattutto i giovani perché la moda si rivolge soprattutto a loro, devono stare molto attenti alle cose che si mettono addosso perché diversi capi d’abbigliamento maschili sono contagiati da questa perversa tendenza che ha come scopo questo: rendere l’uomo più molle e più frivolo.

Prima di cominciare a parlare nel dettaglio di tutti quei capi d’abbigliamento maschili che i credenti non devono mettersi addosso voglio farvi presente che non è solo la donna che cerca di attirare l’uomo facendo leva sul suo abbigliamento, ma anche l’uomo. Ricordatevi pure che molti di coloro che disegnano i capi d’abbigliamento maschili sono uomini che fanno delle diligenti ricerche fra le donne al fine di scoprire che cosa possa di un abito maschile colpire di più l’occhio di una donna. Non le sottovalutate queste cose fratelli: non ignoratele le macchinazioni del diavolo.

Cominciamo dalle camicie; gli uomini non devono mettersi addosso tutte quelle camicie rosa o gialle o quelle camicie che hanno stampato su di esse tutti quegli strani e suggestivi disegni perché esse tendono ad attrarre lo sguardo delle donne. Le camicie che gli uomini devono indossare non devono essere così aderenti da mettere in mostra i muscoli del busto e delle braccia; so che a molti credenti piace mettere in evidenza la loro muscolatura anche in questa maniera; fratelli astenetevi da ciò, è sconveniente. Anche le camicie dell’uomo non devono essere fatte di tessuti molto costosi; la superbia della vita non è dal Padre ma è dal mondo.

Per ciò che riguarda la cravatta essa rappresenta non solo qualcosa di superfluo ma anche qualcosa che rende l’uomo più ‘alto’ e perciò non mettetela. Mettete fianco a fianco un uomo con la cravatta e uno senza e noterete la differenza; essa è molto ricercata, in alcuni posti pure imposta; ma a che serve? La cintura dei pantaloni almeno serve a tenere i pantaloni aderenti ai fianchi e a non farli scendere, ma qual è l’utilità della cravatta? L’utilità, se così la possiamo chiamare, la cravatta, specialmente quella alla moda, ce l’ha, ed è quella di contribuire a rendere attraente l’uomo. Oggi, non è difficile incontrare credenti che si dimenticano a casa la Bibbia ma non si dimenticano a casa la loro sgargiante e stravagante cravatta! Quanta superbia, molti sono fieri di mostrare con le loro cravatte! Ne hanno veramente di tutti i colori e di tutti i tipi; sempre una nuova, sempre una più costosa!

Per ciò che riguarda i pantaloni, essi non devono essere né troppo larghi e neppure troppo stretti; nel primo caso perché tendono ad effeminare l’uomo (quello che si propongono molti sarti), nel secondo mettono in mostra tutte le curve di un uomo rendendolo provocante ed attraente. Se la donna non si deve mettere la minigonna gli uomini non si devono mettere i minipantaloni (pantaloncini e bermuda) così in voga durante l’estate, e questo perché è una cosa sconveniente pure per l’uomo mostrare le sue cosce e le sue gambe.

Per ciò che riguarda le scarpe bisogna dire che esse non devono essere scarpe lussuose fatte di pelle di coccodrillo o di qualche altro materiale molto costoso. L’uomo si vesta anche lui con verecondia e modestia, al fine di glorificare Dio anche con il proprio corpo.

Per ciò che riguarda i gioielli, anche gli uomini non ne devono indossare; quindi niente catenelle al collo, niente braccialetti ai polsi, niente orecchini agli orecchi, niente anelli alle dita.

Per ciò che riguarda i capelli, anche l’uomo non si deve fare la permanente, anche lui non se li deve tingere. E siccome che la chioma per l’uomo è un disonore e non un onore, egli non si deve neppure lasciare crescere i capelli come una donna, non si deve lasciare crescere il codino, e non si deve neppure fare rasare le parti laterali del capo e lasciare la parte superiore come fanno oggi molti giovani del mondo. Anche l’uomo non si deve mettere gli occhiali da sole. E il profumo perché distrae la donna e l’attira a lui. E quando prega o profetizza non abbia nessun copricapo perché altrimenti disonora il suo capo cioè Cristo.

Per quanto riguarda il portamento, l’uomo non deve tenere la sua camicia aperta in maniera da mostrare il petto; si deve astenere dal mettersi con le gambe accavallate sia nel locale di culto che fuori; quando fa caldo non si deve mettere a dorso nudo in presenza degli altri perché questo è un malcostume.

Risposte alle principali obbiezioni

• ‘Ma Dio guarda al cuore!’

E’ vero, ma è altresì vero che egli non guarda solo al cuore, nel senso che bada pure a come noi ci vestiamo, e se con il nostro abbigliamento non onoriamo il nostro corpo e la sua santa dottrina, egli non si compiace di noi. Se Dio guardasse solo al cuore infatti non avrebbe detto per bocca di Paolo come deve vestirsi la donna, e neppure avrebbe detto tramite Mosè che la donna non si deve vestire come un uomo, e l’uomo come una donna. Non vi pare? Ma allora, se la mettiamo così, noi potremmo pure andare al culto o al lavoro, completamente nudi. Tanto il Signore guarda al cuore!!! Ma evidentemente non possiamo fare una simile cosa perché sappiamo che ciò è in abominio a Dio. E poi ditemi una cosa voi sorelle: ‘Ma se Dio guarda al cuore, gli uomini che cosa guardano di voi?’ A me non pare che gli uomini quando vi vedono camminare in minigonna o scollate o attillate guardano al vostro cuore! Guarderanno a tutto tranne che al vostro cuore! Del vostro cuore a loro non importa proprio nulla, e ripeto proprio nulla!! Ecco dunque il punto, gli uomini guardano il vostro corpo. Quindi, sapendo che gli uomini si sentono attirati dalla donna, e che quando vi vedono la prima cosa su cui si posa gli occhi loro è il vostro corpo, dovete stare attente a quello che mettete sul vostro corpo perché evidentemente meno coperte sarete e più esposte sarete ai loro sfacciati apprezzamenti e ai loro penetranti e provocanti sguardi. Voi quindi dovete fare di tutto per non attirare lo sguardo degli uomini su di voi mediante il vostro abbigliamento e qualsiasi altra cosa che possa contribuire a attirare il loro sguardo lussurioso. Sguardo che li induce a peccare naturalmente, quindi voi in questo caso gli siete causa di intoppo. Ma non esistono solo uomini che si limitano a guardarvi ma anche uomini che nel vedervi vestite in maniera provocante cercheranno di mettervi le mani addosso e di violentarvi. Ed infatti ci sono molte donne che sono state violentate proprio perché con il loro vestiario erano una continua e ostentata provocazione. C’è qualcuno del mondo che è arrivato a dire che non sono gli uomini che violentano le donne ma le donne a violentare gli uomini! E non ha tutti i torti perché ci sono donne che con il loro abbigliamento e il loro portamento fanno veramente violenza all’uomo, perché lo costringono a peccare. Riflettete a quello che vi sto dicendo e vedrete se non è così. Quindi sorelle voi correte dei rischi scoprendovi e vestendovi in maniera indecente.

• ‘L’abito non fa il monaco!’

Siamo d’accordo, rimane il fatto però che un monaco deve pur sempre mettere addosso quell’abito. O vero o falso monaco quindi egli deve portare quel vestito. Questo vale anche per le monache naturalmente. Rimane il fatto incontrovertibile però che la vista di una monaca o di un monaco non stimola i sensi quanto possa fare una sorella o un fratello vestiti in maniera attillata o provocante. Ah, se tante sorelle si vestissero come le monache! Di certo non indurrebbero il loro prossimo a cadere in tentazione.

Va poi detto che in effetti il vestito rivela quello che la persona è di dentro. Questo lo hanno affermato persino dei sociologi e dei psicologi. E questo la dice lunga sull’importanza che ha il come si veste la persona. I giovani che si ribellano alla società fanno notare questa loro presa di posizione vestendosi in maniera eccentrica. Le meretrici per attirare gli uomini si vestono in una certa maniera. I travestiti per attirare persone dello stesso sesso si vestono o da uomini o da donne a secondo della loro perversione. Insomma nella nostra società la gente parla pure con il vestito che porta addosso. E siccome che noi cristiani viviamo in mezzo al mondo, e abbiamo anche noi di che dire al mondo con il nostro abbigliamento – il messaggio che vogliamo e dobbiamo dare è che Dio è santo, che noi siamo chiamati a onorare il nostro corpo perché è la dimora dello Spirito Santo, che noi non facciamo più parte di questo mondo essendo stati riscattati da esso – come potremo trasmettere questo messaggio se non vestendo in maniera irreprensibile? Ecco dunque perché una credente o un credente deve apparire nell’esteriore una persona santa. Attenzione, con questo non si vuole dire che la santità da ricercare è solo quella esteriore. Ma solo che anche essa è importante perché il mondo in certi casi vedrà solo questo di noi, ascolterà solo quello che gli diremo con il nostro abito in certi casi. Naturalmente dobbiamo avere oltre che ad un abito decente una mente pura, una coscienza pura, una condotta pura nella nostra vita privata, perché altrimenti saremo degli ipocriti, saremo come i sepolcri imbiancati, cioè belli di fuori ma pieni di ossa di morti all’interno. E noi ci dobbiamo guardare da ogni ipocrisia, essendo che gli ipocriti se ne andranno nello stagno ardente di fuoco e di zolfo. Tuttavia l’abbigliamento riveste sempre una notevole importanza nella vita del cristiano. Nel mondo alcuni arrivano a dire: ‘Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei!, o: ‘Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei!’, ma anche: ‘Da come ti vesti io ti dico chi sei e che intenzioni hai!’ A riguardo delle due ultime espressioni devo dire che non si sbagliano, perché le compagnie che si frequentano e i vestiti che si indossano in effetti rivelano la nostra personalità.

• ‘Tante cose che tu dici non sono scritte!’

Sono d’accordo con voi che non sono scritte come le dico io, ma pure sono scritte in un’altra maniera. Come? Prendiamo per esempio le seguenti parole di Paolo: “Non sapete voi che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi, il quale avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Poiché foste comprati a prezzo; glorificate dunque Dio nel vostro corpo” (1 Cor. 6:19-20), e: “Perché questa è la volontà di Dio… che ciascun di voi sappia possedere il proprio corpo in santità ed onore…” (1 Tess. 4:4).

Che cosa si comprende da queste parole? Questo; e cioè che il nostro corpo non è nostro ma di Dio perché lui lo ha comprato, che in esso vi dimora lo Spirito Santo e perciò è santo secondo che è scritto: “Poiché il tempio di Dio è santo” (1 Cor. 3:17), e che quindi dobbiamo badare a vestirlo in maniera adeguata e a non adornarlo né d’oro e né d’argento, e a non scoprirlo come fa la gente del mondo.

Ma ditemi: ‘Se la Scrittura dice che il nostro corpo è la casa di Dio, perciò una casa santificata, che diritto abbiamo noi di profanare questa casa impiastrandoci sopra creme colorate, mettendoci addosso gioielli d’oro, o mettendoci sopra dei vestiti alteri o indecenti?’ La superbia non è dal Padre ma è dal mondo che giace nel maligno; quindi se noi ci mettiamo addosso uno di quei vestiti alteri che faremo? Vestiremo il tempio di Dio o adorneremo la casa di Dio con la superbia del mondo. I gioielli sono vanità e non cose necessarie al corpo; quindi se noi ce li mettiamo addosso vestiremo il tempio di Dio con la vanità ingannatrice come fa la gente del mondo. Scoprirsi davanti agli altri non va ad onore di chi si scopre e neppure ad onore del suo corpo; quindi se noi ci scopriremo non onoreremo il tempio di Dio ma lo disonoreremo.

Vedete fratelli, quello che voi dovete tenere sempre presente è che se voi vi vestite senza pudore o con alterigia e vi scoprite come fa la gente del mondo dimostrerete di non tenere in nessuna stima il vostro corpo che è il tempio di Dio; per questo dovete intendere bene quale sia la volontà del Signore per condurvi come savi e non come degli stolti

• ‘Ma non c’è bisogno di dire queste cose ai fratelli, perché il Signore gliele farà capire Lui’.

Questa frase la si sente dire a molti pastori. Ma ditemi un po’: ‘Che cosa mi rispondereste se io vi dicessi che non c’è bisogno che diciate al vostro bambino di non mettere le mani nella presa elettrica quando lo vedete che la tocca?’ O magari vi dicessi che non c’è bisogno che voi diciate ai vostri figli di non dire parolacce quando gliele sentite dire? O magari che non devono rubare se sapete che hanno rubato? Non mi direste forse: ‘Ed io che cosa ci sto a fare come genitore vicino a mio figlio?’ E così anche per quanto riguarda il che cosa non deve indossare un credente o una credente, chi è preposto alla loro sorveglianza DEVE avvertirli ed esortarli a non indossare più certi capi, perché indecenti e disonorevoli per la dottrina di Dio. Una sentinella quando vede il pericolo suona l’allarme. Ma una sentinella che vede arrivare il pericolo e non suona che sentinella è? Evidentemente è una sentinella che ha solo il nome di sentinella perché nei fatti dorme pure lei. Naturalmente il conduttore per fare questo prima deve essere lui un esempio assieme a sua moglie e ai figli, perché se non è in grado di mettere a posto le cose in casa propria non può mettere a posto le cose nella vita degli altri. La realtà oggi è che la maggiore parte dei pastori non badano a come si vestono (in particolare fuori dal locale di culto), come non badano a come si vestono le loro mogli e i loro figli. Vederli nella vita di tutti i giorni pare di vedere gente del mondo che ancora si devono convertire dalla mondanità e dalla vanità di questo mondo malvagio. Magari al culto vengono anche vestiti in maniera decente, ma fuori da esso sono irriconoscibili.

• ‘Ma noi siamo salvati per grazia e non per opere, il tuo è legalismo che uccide la spiritualità’.

E’ vero che siamo stati salvati per grazia, ma non ci è stata data la licenza di vivere come i pagani che non conoscono Dio. Almeno la Bibbia che io leggo, non mi suggerisce una simile cosa. Non me lo dice né direttamente e neppure indirettamente. L’apostolo Paolo ha detto che noi siamo stati affrancati dal peccato per servire la giustizia, per cui dobbiamo prestare le nostre membra al servizio della giustizia e non della iniquità. Dato quindi che noi siamo chiamati a servire la giustizia con il nostro corpo, noi non dobbiamo più vestirci come ci vestivamo quando eravamo parte di questo mondo al servizio del peccato. Il fatto è però che oggi purtroppo quasi tutti parlano della salvezza che abbiamo ottenuto ma non parlano quasi mai della schiavitù a cui noi siamo stati sottoposti quando ci siamo convertiti a Cristo. Voglio dire che non si sente mai dire che noi siamo schiavi di Cristo (cfr. 1 Cor. 7:22), e perciò come schiavi dobbiamo ubbidire alla sua parola facendo ciò che è giusto ai suoi occhi. Sì, siamo schiavi di Cristo; Lui è il nostro Signore e Padrone che ci ha acquistati con il suo sangue, e quindi noi abbiamo il dovere di ubbidirgli, di onorarlo, di non provocarlo né con atti e né con parole ingiusti. Pare invece che alcuni se lo siano dimenticati questo, perché vestono né più né meno come i pagani. Mi si dirà forse: ‘Ma non ha forse detto Gesù che noi siamo suoi amici?’ Sì, ma ha anche detto a che condizione noi siamo suoi amici. Ecco le sue parole: “Voi siete miei amici, se fate le cose che io vi comando” (Giov. 15:14). Pare proprio invece – da come parlano questi ribelli – che Gesù abbia detto che noi siamo suoi amici anche se non gli ubbidiamo, cioè anche se amiamo il mondo e tutte o parte delle sue concupiscenze. No, Gesù di Nazareth, non ha insegnato affatto che noi siamo suoi amici non importa come ci comportiamo. Anzi, Giacomo dice che coloro che amano il mondo sono nemici di Dio, e perciò nemici pure di Cristo Gesù perché il Padre e il Figliuolo sono uno. Attenzione dunque a questo fatto che noi siamo amici di Dio, perché c’è una condizione per esserlo ed essa è molto chiara.

Altra cosa da dire è che dire a una sorella o a un fratello di non vestirsi indecentemente ma con verecondia e con modestia non è legalismo che uccide la spiritualità. I precetti che soffocano lo Spirito, che annullano la grazia sono quello della circoncisione, quello del sabato, quello delle feste e dei noviluni, quello di non mangiare le carni impure della legge, come anche quello della decima, per citarne solo alcuni. Sì, anche questo precetto uccide perché fa parte della legge mosaica, del vecchio patto. Eppure pare che nessuno se ne avveda in seno alla fratellanza. La decima uccide, ecco il legalismo che uccide. No invece, la decima per questi pastori che amano il denaro più che il Signore, non uccide ma fa bene, un sacco di bene, ai fedeli che la danno, ma soprattutto a loro che intascano le loro decime. Ma ipocriti, vi siete dimenticati che secondo la legge chi doveva riscuotere le decime erano i Leviti? Siete Leviti voi? Il sacerdozio Levitico è stato abolito in Cristo, per cui la decima non è più imponibile in seno al popolo di Dio. Non si capisce perché in Cristo è stato abolito il sacerdozio levitico e i sacrifici espiatori che i sacerdoti dovevano offrire e non anche la decima che essi dovevano riscuotere! Ma voi appoggiandovi sulla ignoranza delle Scritture dei credenti imponete la decima. Non vi importa nulla se le sorelle vanno vestite come le prostitute al culto o durante la settimana. Però vi importa se danno o meno la decima. No, vi sbagliate grandemente, quello di ordinare un sano abbigliamento sia a sorelle che a fratelli non è legalismo; i precetti che inducono i fratelli a conservare il proprio corpo in santità ed onore non sono precetti che fanno ricadere chi li osserva sotto la legge e lo fanno scadere dalla grazia. Semmai è la vostra indifferenza che uccide i fratelli perché li induce a vestirsi come vogliono e a profanare il proprio corpo. Sono le vostre barzellette che uccidono, sono la vostra bramosia di potere, la vostra audacia, le vostre scelleratezze che uccidono!! Voi confondete la salvezza con la santificazione. Vi ricordo dunque che il fine della nostra fede è la salvezza dell’anima nostra, mentre il frutto della nostra fede è la santificazione. La salvezza si ottiene per grazia, credendo in Gesù; ma la santificazione (quella progressiva) si ottiene osservando i comandamenti del Signore e quelli degli apostoli. Dunque se non si ordina ai credenti di vestirsi in maniera vereconda e con modestia non si vuole che essi si santificano. Grave, molto grave questo; ciò vuole dire che le parole che dicono che senza la santificazione nessuno vedrà il Signore (cfr. Ebr. 12:14) non hanno nessun significato per voi. Voi non onorate dunque la parola di Dio e inducete gli altri a fare lo stesso. Ma non vi illudete: mieterete a suo tempo i frutti della vostra ribellione.

Arrivate persino a dire che queste esortazioni sono d’intoppo agli increduli. Le vostre esortazioni a dare la decima, a dare tanti soldi per l’opera del Signore, quelle invece non sono d’intoppo agli increduli che vi ascoltano, vero? No, non sono questi precetti sani che hanno come fine quello di onorare la dottrina di Dio che sono d’intoppo agli increduli, ma la vostra rapacità, il vostro amore del denaro di cui siete pieni. E’ il passaggio del cestino delle offerte – quando vi basta una volta sola – davanti al muso di credenti e di increduli, accompagnato da esortazioni e da benedizioni di ogni genere su coloro che danno tanto, le cose che sono d’intoppo agli increduli che si trovano ad ascoltarvi.

Termino dicendo questo: la sapienza dice che “far ciò ch’è retto è una gioia per il giusto” (Prov. 21:15), ed è proprio così. Fare ciò che piace a Dio non è qualcosa che fa arrabbiare o che ammazza o che rattrista ma qualcosa che fa rallegrare. A riguardo del vestirsi in maniera vereconda e modesta non c’è credente che nel farlo non provi gioia e questo perché in questa maniera il nome del Signore viene glorificato tramite di lui o di lei. E’ una gioia per il giusto infatti vedere il nome del Signore glorificato in lui. Ma è una gioia per il giusto vestirsi in maniera santa anche perché egli è consapevole che sarà ricompensato con il bene da Dio anche per questo suo sforzo compiuto per procacciare la santificazione. Dio è giusto e non rimane debitore di nessuno.

Dunque, fratelli, comportate la mia breve parola d’esortazione scritta per l’utile vostro e non per tendervi un laccio. La mia bocca vi ha parlato apertamente fratelli. Chi ha orecchi da udire oda.

[Tratto dal libro: “La Santificazione“, scritto da Giacinto Butindaro V.D.M.]

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